Le Eivane del Lech dei Giai: Il Canto Segreto delle Dolomiti Agordine
Nascosto tra le pieghe selvagge e maestose delle Dolomiti Agordine, là dove i boschi si fanno più fitti e le cime rocciose sfiorano il cielo, giace un piccolo specchio d'acqua avvolto nel mistero: il Lech dei Giai, il Lago dei Galli Cedroni (o forcelli). Non è un lago qualunque; le sue acque calme e profonde, che riflettono le guglie circostanti come uno smeraldo liquido, sono ritenute la dimora di creature leggendarie, tanto affascinanti quanto sfuggenti: Le Eivane (conosciute anche come Aivane, Vivane o Anguane in altre valli alpine).
Chi sono Le Eivane?
Immaginate figure femminili di una bellezza eterea e selvaggia, spiriti dell'acqua e del bosco legati indissolubilmente a questo luogo remoto. Le leggende le dipingono con lunghissime chiome fluenti, a volte del colore delle alghe, altre volte brillanti come fili d'oro o d'argento al chiaro di luna. I loro occhi si dice che abbiano la profondità del lago stesso, capaci di incantare e scrutare l'anima di chi osa avvicinarsi troppo.
Non sono semplicemente ninfe gentili; Le Eivane incarnano la forza primordiale della natura alpina. Possono essere benevole e protettive verso coloro che rispettano il loro ambiente, ma anche capricciose, permalose e persino temibili con chi disturba la quiete del lago o manca di rispetto alla montagna. Alcuni racconti più antichi sussurrano che, nascosti sotto le lunghe vesti fluttuanti tessute con fili di nebbia e rugiada, celino piedi di capra o d'anatra, un segno della loro natura selvatica, a metà tra l'umano e l'animale, tra la grazia e l'istinto ferino.
Il Lech dei Giai: Il Loro Regno Incantato
Il lago non è solo la loro casa, ma il centro del loro potere. È qui, soprattutto nelle ore magiche dell'alba, del crepuscolo o nelle notti di luna piena, che Le Eivane si manifestano. Si racconta che i viandanti solitari o i cacciatori che si sono avventurati troppo vicino al lago abbiano udito i loro canti malinconici e ammalianti, melodie che si intrecciano con il fruscio del vento tra gli alberi e lo scorrere sommesso delle acque. Un canto così puro e struggente da far dimenticare la strada del ritorno, un richiamo che può portare alla meraviglia o alla perdizione.
Il nome stesso del lago, "dei Giai", potrebbe non essere casuale. Forse i loro canti imitano il verso particolare del gallo cedrone che abita queste foreste, o forse questi uccelli sono considerati sacri o protetti dalle Eivane stesse, messaggeri del loro mondo nascosto.
Si narra che sulle rive del Lech dei Giai, Le Eivane amino radunarsi per lavare le loro immacolate vesti bianche, stendendole poi ad asciugare sui prati circostanti, che all'alba brillano così di una rugiada quasi innaturale. Altri racconti le vedono come abili tessitrici, intente a creare tessuti preziosi con fili di luce lunare o a tessere il destino degli uomini che abitano le valli sottostanti.
Incontri e Avvertimenti
La leggenda è intrisa di rispetto e timore. Disturbare Le Eivane mentre cantano o lavano i loro panni è considerato un atto sacrilego, che può scatenare la loro ira. Chi le spia senza rispetto potrebbe essere trascinato nelle profondità gelide del lago, perdere la memoria o essere colpito da sventure. Si dice che un tempo un giovane pastore, incuriosito dai canti notturni, si avvicinò troppo e vide le creature danzare sull'acqua. Affascinato dalla loro bellezza ultraterrena, rimase immobile fino all'alba, ma quando le prime luci del sole toccarono le Eivane, queste svanirono come nebbia, lasciando il giovane stordito e incapace di ritrovare la via per giorni.
Al contrario, chi si avvicina al lago con cuore puro e rispetto per la natura potrebbe, in rari casi, ricevere un loro fugace sguardo benevolo, un presagio di buona fortuna o, secondo alcune versioni, sentirsi pervaso da un'insolita pace e ispirazione.
Un'Eco nel Presente
Ancora oggi, passeggiando nei pressi del Lech dei Giai, specialmente quando la nebbia sale dalla valle o il silenzio è rotto solo dai suoni della natura, non è difficile immaginare la presenza sfuggente delle Eivane. La leggenda vive nell'aria stessa del luogo, nel mormorio dell'acqua, nel gioco di luci e ombre tra gli alberi.
Forse Le Eivane non sono che la personificazione della bellezza selvaggia e indomita delle Dolomiti, un monito a rispettare la sacralità dei luoghi incontaminati. O forse, per chi sa ascoltare davvero, il loro canto risuona ancora, un sussurro portato dal vento che scende dalle cime, un invito a riscoprire la magia nascosta nel cuore delle montagne agordine.
Visitare il Lech dei Giai non è solo un'escursione, ma un'immersione in un mondo dove la leggenda sfiora la realtà, lasciando nel cuore un'eco di mistero e meraviglia. E chissà... forse, fermandosi in silenzio sulla riva, si potrebbe ancora percepire un'energia antica, la presenza incantatrice delle Eivane, custodi eterne del loro lago segreto.
In fase di sviluppo by Giorgio (GiDiO) Di Egidio
Questo è il primissimo prototipo delle Eivane, o Ondine.
Questo prototipo rappresenta un momento cruciale per rispondere a domande fondamentali:
- Ideazione del personaggio: Riesce questa forma a incarnare l'essenza del personaggio immaginato? Comunica le emozioni e le caratteristiche desiderate?
- Modellazione: La transizione dall'idea alla realtà virtuale è fluida? Il modello cattura i dettagli e le proporzioni in modo soddisfacente?
- Unicità: È possibile infondere a ogni stampa un carattere distintivo, giocando con dettagli, materiali o finiture differenti?
- Stampa 3D: Il processo di stampa rivela criticità inaspettate? Ci sono limiti tecnici da superare o accorgimenti da adottare?
- Pittura: Fino a che punto si può spingere l'arte della pittura su queste superfici? Quali tecniche e materiali offrono i risultati migliori?
Questo prototipo è un passo fondamentale per affinare il processo creativo, superare gli ostacoli e dare vita a Eivane/Ondine sempre più affascinanti e uniche.